L'ora di religione islamica e il crocefisso nelle scuole: intervista esclusiva all'on. Giovanna Melandri
Pubblichiamo in esclusiva una lettera di un militare israeliano che ha partecipato all’assedio a Gaza
La morte di Alda Merini ci porta a riflettere sul rapporto tra poesia e sofferenza e sul ruolo della poesia nella società
Intervista a Franco Miano, presidente nazionale di Azione Cattolica, su tanti temi d'attualità
Sull'esempio di Roberto Saviano, un duro atto di accusa contro la camorra del nostro direttore
Viaggio nelle varie comunità cristiane in Marocco in compagnia di un giovane seminarista...
Frate Pietro, giovanissimo frate milanese in Marocco, ci racconta le visite al carcere di Meknes
Missione, un termine splendido, forse vittima della sua storia e degno di essere rivisitato...
Abbiamo intervistato l'onorevole Ermete Realacci sul ritorno in Italia delle centrali nucleari, un tema di grande attualità
Confronto tra mons. Ravasi e il professor Amaldi sul rapporto tra fede e scienza… sulle orme di Galileo Galilei
Padre Piotr Anzulewicz, docente della S. Bonaventura, ci parla di Santa Chiara, "pianticella avvinta al Cristo"
Una comunità ecclesiale che vive con gioia la ricchezza delle diversità: la messa dei popoli, un tocco magico per la Chiesa
Torre Annunziata, dove la camorra detta legge in tutti i campi della vita sociale, anche nel mondo del lavoro
Chi cammina accanto a voi ha una rotonda kippah sulla testa o un dolcissimo volto coperto da un velo nero musulmano...
“Laudato sii, mio Signore, con tutte le tue creature. Laudato sii, mio Signore, per sorella nostra madre terra...”

Centinaia di cittadini reclutati in tutta Italia da Legambiente

"Piantiamo un albero, diamo una boccata di ossigeno alle nostre città!"
21-22 novembre: Festa dell'Albero

La «meglio gioventù» contro Cosa Nostra


A Calatafimi i ragazzi sostengono la polizia e insultano il boss Mimmo Raccuglia: "Oggi, sapere che un latitante te lo puoi trovare vicino di casa ci turba, incute una certa paura".

Attivista GreenPeace espulsa dall'Indonesia


greenpeaceLa polizia indonesiana al Campo di resitenza climatica di Greenpeace nella penisola di Kampar: diversi attivisti e un giornalista dell'Espresso espulsi dall'Indonesia con false accuse.

Il Papa incontra gli artisti


Si è svolto nella Cappella Sistina l'atteso incontro tra Benedetto XVI e gli artisti, nel decennale della Lettera agli Artisti di Giovanni Paolo II e a 45 anni dallo storico incontro con Paolo VI.

Schiavitù infantile


E' la condizione in cui si trovano migliaia di bambini ad Haiti. Amnesty International chiede al governo di introdurre una legislazione per proteggere i bambini e le bambine.
22.11.09

Spagna: presentata la pagina web della Gmg di Madrid 2011

La città di Madrid lavora con impegno all'organizzazione della prossima Giornata mondiale della gioventù, in programma nell'agosto 2011.

Rad
io Vaticana - L'auspicio è che vi partecipino tra il milione e mezzo e i due milioni di persone “perciò l'aiuto delle istituzioni è molto importante”. Sono parole del cardinale arcivescovo di Madrid, Antonio Maria Rouco Varela, il quale - riporta l'agenzia Sir - ha preso parte alla presentazione della pagina web dedicata all'evento www.jmj2011madrid.com. La Giornata, che vedrà riuniti i giovani a Madrid dal 15 agosto, ha spiegato il porporato, “sarà preceduta da alcuni giorni di incontri di giovani nelle diocesi spagnole, che offrono la loro disponibilità ad accogliere giovani provenienti da ogni parte del mondo”. Finora, ha riferito il porporato, “sono 40 le diocesi che si sono offerte di alloggiare gruppi di giovani provenienti da diocesi del mondo e sono anche molte le diocesi che hanno preso contatti e indirizzi spagnoli per vivere questi giorni di preparazione alla Gmg” vera e propria. La Gmg, ha ricordato ancora il cardinale Rouco Varela, “è stata inserita nella legge dei bilanci generali dello Stato 2009-2010 come evento di interesse speciale” e ciò comporta una facilitazione circa gli aiuti forniti alla Chiesa spagnola per la realizzazione del grande raduno giovanile: dai maxischermi, alla megafonia, all'energia elettrica. “Tutto ciò è gradito - ha concluso il porporato - perché è una spesa che risparmiamo”.

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22.11.09

Ecologici i nuovi edifici europei, ma dal terzo decennio

Dopo il 2018 gli edifici pubblici, dopo il 2020 l’edilizia residenziale e commerciale di nuova costruzione dovrà rispettare nuovi standard prestazionali secondo l’obiettivo “ consumi quasi a zero”. Ma resta fuori tutta l’edilizia esistente, quella che nell’Unione Europea consuma quasi il 40% di energia.

Qualenergia.it - Elevatissimi standard energetici saranno operativi dopo il 31 dicembre 2018 per tutti i nuovi edifici pubblici dell’Unione Europea e, dopo il 2020, per tutte le abitazioni e gli uffici. Dopo un anno di complesse negoziazioni con il Consiglio e il Parlamento Europeo, la presidenza svedese ha raggiunto un accordo politico su un testo condiviso della direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici. Una scelta che sul lungo periodo dovrebbe avere un importante effetto in termini di risparmio nella bolletta energetica europea e, quindi, sulle importazioni di gas. Si stima che questo impatto sia quantificabile in alcune decine miliardi di euro all’anno. Una strategia che però non va ad incidere in un settore edilizio, per intendersi quello già realizzato, che nell’UE27 incide sui consumi energetici addirittura per il 35-40%.

In concreto la neo-direttiva richiederà che tutti gli edifici pubblici costruiti dopo il 2018 dovranno essere pressoché a zero (“nearly zero”) consumo di energia (edifici passivi) e lo stesso varrà per tutti gli edifici residenziali e commerciali costruiti dopo il 2020. Per abbassare fortemente i consumi si utilizzeranno le più innovative tecnologie di costruzione e di coibentazione, mentre il fabbisogno restante verrà coperto soprattutto con solare e biomasse. Il testo verrà approvato in forma ufficiale nelle prossime settimane.

Il Parlamento europeo inizialmente aveva proposto che dal 2018 tutti i nuovi edifici dovessero ridurre a zero la loro “impronta a livello di emissioni” (quindi includendo, oltre alla fase di gestione, anche la costruzione e gli stessi materiali utilizzati). Un obiettivo giudicato troppo ambizioso per i 27 governi dell’UE che lo hanno modificato con il “quasi zero”.
Inoltre, la direttiva specificherà che coloro che venderanno o affitteranno una abitazione dal 2012 dovranno obbligatoriamente specificare nell’annuncio o nella pubblicità la categoria energetica di appartenenza della loro proprietà, informando così gli eventuali nuovi inquilini. L'obbligo riguarda anche tutti gli edifici con una superficie maggiore di 500 m2 destinata ad attività pubbliche, che sarà ridotta a 250 m2 dopo cinque anni di entrata in vigore della direttiva. Le eccezioni previste riguardano le piccole case (meno di 50 m2), le case usate solo per le vacanze e per non più di quattro mesi all'anno, gli edifici religiosi, gli edifici temporanei usati per meno di due anni, i siti industriali, i laboratori e gli edifici agricoli.

La notizia è stata accolta da molti con soddisfazione, anche se per alcuni la soluzione finale lascia qualche amarezza. Ad esempio i verdi europei ritengono che sia stata persa l’occasione di spingere definitivamente le “ristrutturazioni energetiche” sul patrimonio immobiliare già esistente. La motivazione è da ricercarsi nella mancanza di fondi europei dedicati ad hoc per concedere piccoli crediti in questa direzione e anche perché i governi (soprattutto quelli dei nuovi paesi membri) non hanno visto di buon occhio una comune metodologia per rinnovare il parco edilizio esistente.
Altra critica viene dal WWF che considera troppo spostato in avanti l’obiettivo dell’accordo, tanto che non riuscirà ad incidere sugli obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni europee al 2020.

In effetti, attuare da subito un grande programma di ristrutturazione energetica degli edifici esistenti in Europa avrebbe voluto prendere per le corna “il toro” (taglio dei consumi energetici e delle emissioni) , creando milioni di posti di lavoro, riducendo più rapidamente la dipendenza energetica europea e dare finalmente concretezza all’abusato concetto di “green economy”. Spetterà allora ai singoli Paesi membri, in ordine sparso, mettere in in moto questa strategica operazione.

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22.11.09

Padre Pio, Al Bano premiato per un brano

Nell'ambito delle iniziative, destinate a evidenziare la figura del celebre frate cappuccino, riscuote notevole successo di pubblico e di critica il Premio internazionale «Padre Pio da Pietrelcina», giunto alla IX edizione.

Fratiappuccini.it - Nella splendida cornice del Tempio di San Luca Evangelista in Casapulla (Provincia di Caserta), domani sera saranno consegnati i premi a personalità del mondo del cinema, della televisione, della cultura e dello sport, quale riconoscimento di quei segni concreti di testimonianza umana e cristiana che hanno saputo donare attraverso la missione delle loro professioni o del loro lavoro. La serata sarà condotta da due giornalisti della Rai, Maria Concetta Mattei e Attilio Romita, i quali, in presenza del presidente del Premio, Monsignor Filippo Melone, assegneranno quest'anno l'importante significativi riconoscimenro per la musica leggera ad Al Bano. Nel corso della serata l'artista pugliese presenterà in anteprima mondiale il cd dal titolo «Sui passi di Padre Pio» dedicato al Santo, cantando la canzone a lui dedicata «Io ti cerco», scritta con Romina Power.

Per lo sport il Premio andrà a Nino Benvenuti, per il giornalismo televisivo a Piero Badaloni di Rai International, per la fiction ad Andrea Roncato, per la televisione a Mickey ed Eleonora Cadeddu, in arte Ciccio e Annuccia di «Un medico in famiglia». Infine, per il cinema, a Maurizio Mattioli.

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22.11.09

I vescovi delle Filippine propongono l’utilizzo delle biotecnologie vegetali

L'Ufficio episcopale per la bioetica dei vescovi filippini sosterrà gli sforzi per sviluppare sementi di riso geneticamente selezionate per ridurre la carenza di riso in Asia, senza danneggiare l’ambiente.

Radio Vaticana - Mons. Leonardo Legaspi, arcivescovo di Caceres, ha dichiarato, ripreso dall’agenzia Fides, che “la Chiesa guarda con favore all'introduzione di nuove sementi di riso geneticamente modificate, se esse contribuiranno ad alimentare oltre un miliardo di asiatici e africani malnutriti”. “Inizialmente - ha rivelato monsignor Legaspi - la Conferenza episcopale delle Filippine nutriva un certo scetticismo nei confronti degli organismi geneticamente modificati, quando la tecnologia non era ancora così ben definita”. Poi però c’è stata "una graduale evoluzione" verso l'accettazione degli ogm, perché è diventato chiaro che queste sementi “contribuiscono alla sicurezza alimentare nonché alla sostenibilità ambientale”. Dopo lo svolgimento del seminario organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze sul tema “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”, svoltosi in Vaticano dal 15 al 19 maggio, "l'opposizione della Chiesa agli ogm non è più così forte", ha rivelato monsignor Legaspi. Inoltre, il vescovo ha partecipato assieme a più di 700 scienziati - in occasione del VI International Rice Genetics Symposium a Manila (16-19 novembre) - alle discussioni circa l’utilizzo delle nuovi sementi. In apertura del convegno, Robert Zeigler, direttore generale dell’International Rice Research Institute (Irri), ha spiegato che l’obiettivo dei nuovi ceppi di riso ogm che sono stati selezionati è quello di produrre 50 milioni di tonnellate di riso per il 2015 senza incrementare le superfici coltivate. Il vescovo di Libmanan, monsignor José R. Rojas, membro dell'ufficio di bioetica, ha dichiarato che "la Conferenza episcopale cattolica non si è mai opposta ai programmi dell’Irri, perché non sono considerati nocivi per l'ambiente".

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22.11.09

21 novembre, festa dell'albero

Fino a domenica 22 novembre, centinaia di studenti e cittadini saranno reclutati in tutta Italia da Legambiente per piantare alberi, piante ed erbe aromatiche

SalvaLeForeste - Torna la “Festa dell’albero”, la storica campagna dell’associazione ambientalista che ha lo scopo di produrre aria pulita e riqualificare gli angoli grigi delle città. Un milione e mezzo di alberi spunteranno in tutta Italia: Guerrilla gardening, biciclettate e pennellate di verde negli angoli grigi delle città. "Piantiamo un albero, diamo una boccata di ossigeno alle nostre città, per combattere l’effetto serra ed i cambiamenti climatici - spiega Lorenzo Parlati, di Legambiente -. Quest’anno la campagna ha una valenza particolare in vista del vertice mondiale sul clima che si terrà a Copenhagen: piantare un albero è un gesto semplice ma tangibile con cui battere il riscaldamento globale e chiedere ai governi che parteciperanno al summit di raggiungere un accordo vincolante sulla riduzione dei gas serra".

In collaborazione con ANVE (Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori), Legambiente pianifica la piantumazione di 1.500.000 piante, e si appella ai cittadini. Voglia di natura, il rispetto per l’ambiente, semi, piante e fiori, un po’ di fantasia e passione per il verde: ecco le armi per trasformare la città in giardino: rimodellare e abbellire zone dimesse o dimenticate e contribuire così alla salvaguardia dei delicati equilibri naturali, creando piccole oasi e isole di biodiversità.



Gli alberi, i polmoni del Pianeta, assorbono anidride carbonica e restituiscono ossigeno. Si tratta di una funzione vitale nella riduzione dell’inquinamento atmosferico: la luce del sole a contatto con la clorofilla delle foglie dà vita a un processo di purificazione dell’aria in grado di sottrarre l’anidride carbonica (CO2), il più pericoloso e dannoso gas serra, e produrre ossigeno (O2). Moltissimi e autorevoli studi ormai confermano che è necessario e urgente, per salvare il Pianeta dalla catastrofe climatica, ridurre del 40% le emissioni di CO2 nei Paesi industrializzati entro il 2020.


È per questo che i parchi e i boschi vengono anche chiamati polmoni verdi. Senza le specie vegetali che popolano il Pianeta, la vita animale come noi la conosciamo non si sarebbe mai sviluppata. Senza piante, infatti, l’ossigeno non avrebbe mai raggiunto nell’atmosfera le proporzioni ideali per lo sviluppo della vita animale. Il disboscamento di aree sempre più vaste è disastroso, non solo per i rischi cui espone il territorio rendendolo più fragile dal punto di vista idrogeologico, ma anche perché mette in serio pericolo l’equilibrio del nostro ecosistema. Si calcola che la deforestazione incida tra il 20 e il 25% sull’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera.
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22.11.09

Bertone rilancia l'appello: «La politica deponga le armi»

Il segretario di Stato Vaticano: «Solo uniti possiamo affrontare i gravi problemi socio-politici sul tappeto. La ricostruzione di un tessuto di convivenza pacifica è un problema che riguarda tutti»

Il segretario di Stato Vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, ha oggi rilanciato, da Assisi, l'appello al «deponete le armi» che la Cei aveva rivolto a maggioranza e opposizione nelle settimane scorse. «Lo sottoscrivo pienamente - ha risposto ad una domanda dei giornalisti -. E mi sembra che qualche segnale ci sia». «Bisognerebbe - ha aggiunto in una battuta - che riprendessimo le teoria dell'insiemistica che ci insegnavano a scuola». Poi, parlando seriamente ha osservato che «la ricostruzione di un tessuto della convivenza pacifica, della solidarietà, della comunità» è «un problema che riguarda tutti, anche i media». «Perchè uniti - ha detto - possiamo affrontare i gravi problemi socio-politici sul tappeto». «Io le parolacce non le dico»: ha poi detto successivamente Bertone smarcandosi dalle domande dei giornalisti che gli chiedevano un commento sulle scintille scoppiate tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e la Lega, sul tema dell'immigrazione.
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22.11.09

Cristo è un Re che domina con l'amore e la speranza

Così Benedetto XVI all'Angelus: "Non si impone, ma rispetta la libertà dell'uomo"

RadioVaticana - La regalità di Cristo non è quella dei grandi del mondo, ma è il potere di sconfiggere il male e la morte e di “accendere la speranza” anche nel cuore più indurito. Benedetto XVI ha spiegato così oggi, all’Angelus di mezzogiorno, il significato dell’ultima festa che chiude l’anno liturgico, dedicata a Cristo Re dell’Universo. Il Papa ha anche ricordato la Beatificazione di Suor Marie-Alphonsine Danil Ghattas, celebrata stamattina a Nazareth, e ha ringraziato per il loro servizio di preghiera le suore di clausura, in particolare le comunità avvicendatesi nel piccolo Monastero in Vaticano.
Nell’ultima domenica di ogni anno prima dell’inizio dell’Avvento, per ogni fedele si ripete l’occasione di riflettere sul segno della regalità di Cristo, diametralmente opposto a ciò che la storia ha sedimentato, del concetto di re, nella cultura di ogni latitudine. Rispetto a quello di un monarca della terra, in che cosa consiste - si è chiesto Benedetto XVI davanti alla folla in Piazza San Pietro - il “potere” di Gesù Cristo Re? Tale potere, ha riaffermato: “… non è quello dei re e dei grandi di questo mondo; è il potere divino di dare la vita eterna, di liberare dal male, di sconfiggere il dominio della morte. È il potere dell’Amore, che sa ricavare il bene dal male, intenerire un cuore indurito, portare pace nel conflitto più aspro, accendere la speranza nel buio più fitto. Questo Regno della Grazia non si impone mai, e rispetta sempre la nostra libertà”.

Pur recente come istituzione, la solennità di Cristo Re, ha spiegato il Papa, ha tuttavia “profonde radici bibliche e teologiche”: “Il titolo di ‘re’, riferito a Gesù, è molto importante nei Vangeli e permette di dare una lettura completa della sua figura e della sua missione di salvezza. Si può notare a questo proposito una progressione: si parte dall’espressione 're d’Israele' e si giunge a quella di re universale, Signore del cosmo e della storia, dunque molto al di là delle attese dello stesso popolo ebraico”.


Davanti alla grandezza di questa regalità - al paradosso del suo segno, la Croce - ad ogni coscienza si rende allora “necessaria”, ha proseguito Benedetto XVI, una “scelta: chi voglio seguire? Dio o il maligno? La verità o la menzogna?”: “Scegliere per Cristo non garantisce il successo secondo i criteri del mondo, ma assicura quella pace e quella gioia che solo Lui può dare. Lo dimostra, in ogni epoca, l’esperienza di tanti uomini e donne che, in nome di Cristo, in nome della verità e della giustizia, hanno saputo opporsi alle lusinghe dei poteri terreni con le loro diverse maschere, sino a sigillare con il martirio questa loro fedeltà”.

E una di queste donne straordinarie è stata citata dopo la preghiera dell’Angelus, e prima dei saluti in cinque lingue, quando il Pontefice ha ricordato l’importante cerimonia svoltasi questa mattina a Nazareth, durante la quale è stata beatificata Suor Marie-Alphonsine Danil Ghattas, religiosa dell’Ottocento. A lei, ha riconosciuto il Papa, “va il merito” di aver fondato “una Congregazione formata solo da donne del posto, con lo scopo dell’insegnamento religioso, per vincere l’analfabetismo ed elevare le condizioni della donna di quel tempo nella terra dove Gesù stesso ne esaltò la dignità”. Ed ha aggiunto: “La Beatificazione di questa così significativa figura di donna è di particolare conforto per la comunità cattolica in Terra Santa ed è un invito ad affidarsi sempre, con ferma speranza, alla Divina Provvidenza e alla materna protezione di Maria”.

Benedetto XVI, infine, ha parlato anche della memoria liturgica di ieri, dedicata alla Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio. Ricordando la contestuale celebrazione della Giornata pro orantibus, in favore delle comunità religiose di clausura, il Papa ha concluso invitando tutti a sostenerle nelle loro necessità e rivolgendo un pubblico ringraziamento in particolare alle monache che si sono avvicendate, ha detto, nel piccolo Monastero in Vaticano: Clarisse, Carmelitane, Benedettine e, da poco, Visitandine. “La vostra preghiera, care sorelle, è molto preziosa per il mio ministero”.
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22.11.09

Presentato il sito web della prossima GMG di Madrid

E' www.jmj2011madrid.com

PapaBoys- Durante la presentazione del sito web della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid 2011, l'Arcivescovo di Madrid, Cardinale Antonio Maria Rouco Varela, ha annunciato che il Congresso dei Deputati ha dichiarato la GMG come "evento di interesse generale", e che, a suo parere, fornirà assistenza ed aiuti per l'organizzazione. Il Cardinale Rouco ha anche annunciato che la Messa inaugurale della GMG si terrà a Plaza de Cibeles, il 16 agosto 2011, presieduta da Papa Benedetto XVI, che arriverà alla piattaforma appositamente costruita dalla via de Alcalà. Il direttore delle comunicazioni della Giornata Mondiale di Madrid 2011, Yago de la Cierva, ha spiegato che "quanti lavorano nel dipartimento di comunicazione della GMG sperano che il sito web sia uno degli strumenti organizzativi e di informazione più utili in questi 639 giorni che rimangono fino al 16 agosto 2011”.

Il nuovo sito è al momento, disponibile solo in castigliano, a breve seguiranno altre cinque lingue (tedesco, inglese, italiano, portoghese e francese) e in seguito le informazioni essenziali verranno tradotte anche in arabo, cinese e russo. Yago de la Cierva ha spiegato che "il sito sarà anche la base per la comunicazione della GMG nelle principali reti sociali, sia in relazione alle informazioni che all'organizzazione e al coordinamento dei volontari".
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22.11.09

La «meglio gioventù» contro Cosa nostra

A Calatafimi i ragazzi sostengono la polizia e insultano il boss Mimmo Raccuglia

Liberainformazione - "Altri latitanti mafiosi, in passato, si sono nascosti nelle campagne limitrofe al nostro paese e, in verità, non hanno fatto scalpore. Oggi, sapere che un latitante te lo puoi trovare vicino di casa, ci turba, incute una certa paura”. Così Giuliana Doria, ventiduenne volontaria del presidio di Libera a Calatafimi, racconta quello che è avvenuto dopo la cattura del boss Raccuglia, a Calatafimi Segesta, il 15 novembre scorso. Il boss numero due di Cosa nostra era li a pochi passi dalle loro case, vicino al centro storico, coperto dal silenzio e dalla complicità dei coniugi Calamusa. Hanno gli occhi lucidi di gioia e di rabbia di fronte al passaggio delle auto blu delle forze dell'ordine, i ragazzi del presidio di Libera, nato solo un anno fa e dedicato al politico e giornalista Peppino Impastato. Accanto a loro molti coetanei si sono radunati e hanno rivolto frasi pesanti al boss di Altofonte e a sostegno delle forze dell'ordine che hanno ottenuto un altro importante risultato sul territorio trapanese. Questi giovani hanno detto spontaneamente e in maniera chiara da che parte stanno; lo hanno fatto senza paura, a volto scoperto, con i flash dei fotografi e le telecamere dei giornalisti di tutta Italia, puntati contro.

Sono adolescenti, studenti universitari, lavoratori, animatori di battaglie silenziose e quotidiane su territori in cui un tempo comandavano solo i boss, anche sui giovani. Anche Giuliana è una di loro, fa l'impiegata e partecipa da un anno al lavoro di Libera sul territorio, crede nello Stato e dichiara "non credo che sia finita qui, penso che nei prossimi tempi, voi giornalisti, avrete ancora molto da scrivere in merito ad arresti e a latitanti..."

Molti anni fa in Sicilia gli arresti dei latitanti avvenivano nel silenzio generale dei cittadini e dei giovani che non osavano inveire contro il mafioso di turno, persino ammanettato. Adesso le carte in tavola sono decisamente cambiate. Quello che si percepisce, ascoltandoli, è il più totale disprezzo per la mafia, per i suoi fiancheggiatori e per chi rimane impassibile di fronte a quello che accade. Dietro le mani alzate ad applaudire questo risultato dello Stato, non c'è solo una reazione emotiva condivisibile e comprensibile, c'è progetto che dura tutto l'anno: nelle scuole, nei dibattiti pubblici, nelle iniziative concrete dai beni confiscati alla richiesta di maggiore attenzione ai diritti delle persone. Quella folla spontanea ha scritto una pagina senza precedenti, lo ha sottolineato anche il questore di Trapani, Giuseppe Gualtieri.

"Gli uomini delle forze dell'ordine sono per noi sono "eroi dentro" - commenta Giuliana Doria - e a loro abbiamo voluto fare sentire che non sono soli. Alla fine abbiamo gridato un "grazie" e che "la mafia deve solo morire" mentre tutt'intorno un lungo appaluso li accompagnava via.

L'arresto è un risultato importante nella lotta a Cosa nostra. Domenico Raccuglia è condannato a tre ergastoli, di cui uno anche per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, e a 20 anni di reclusione per altri reati connessi all'associazione mafiosa. Gestiva racket e affari nel territorio che va da Palermo a Trapani. Anche il coordinamento di Libera Trapani ha inviato una nota per esprimere la sua vicinanza al lavoro delle forze dell'ordine molti dei quali, si verrà a sapere nei giorni successivi, "hanno anticipato di tasca loro i costi economici, straordinari compresi, di questa missione". Il coordinamento sottolinea come a questa reazione dei giovani sul territorio debba seguire al più presto una risposta chiara da parte della politica. "La politica dovrebbe essere la prima agenzia sociale e dare l’esempio applicando al proprio interno il codice etico - si legge nella nota. Oggi la gente si raduna davanti ai covi per festeggiare la cattura dei mafiosi, i giovani siciliani urlano di gioia ad ogni arresto - continuano nella nota. La politica deve rendere conto anche a loro delle scelte dei candidati e degli amministratori sia a livello locale che nazionale!"

Sulla strada fra Trapani e Calatafimi stavolta sono i mafiosi a trovarsi disarmati da questi giovani che rappresentano oggi una buona parte della "meglio gioventù" contro Cosa nostra.

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22.11.09

La Toscana diffida Tav e governo a rispettare gli impegni sui danni ambientali prodotti

Se il governo e la Tav non stanzieranno i fondi ancora mancanti per la mitigazione dei danni ambientali causati dalla Tav in Mugello, saranno chiamati in causa dalla Regione Toscana come inadempienti.

GreenReport - Il presidente della Regione, Claudio Martini, ha firmato oggi, sulla base di quanto deciso dalla giunta regionale il 18 ottobre scorso (prima cioè dell'invito della Corte dei Conti"a dedurre" sui danni erariali), l'atto formale che diffida il ministero dell'ambiente, il ministero delle infrastrutture, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e TAV SpA a rispettare gli impegni assunti nel 2002 con la firma dell'Addendum, a rinnovare l'accordo procedimentale per la mitigazione dei danni Tav per altri 12 mesi ed a attivare per almeno un anno il monitoraggio ambientale previsto dalle precedenti intese. Se entro 30 giorni dal ricevimento della lettera i destinatari non provvederanno, la Toscana procederà per vie legali chiedendo la tutela degli interessi e dei diritti della Regione Toscana e il risarcimento dei danni subìti.

«D'accordo con gli enti locali interessati - spiega l'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini - la Giunta regionale toscana ha deciso di richiamare il governo al rispetto degli impegni presi. La diffida formale segue una serie di richieste già più volte avanzate a partire dal 2005, alle quali non è mai stata data risposta».

Lo Stato e TAV si erano impegnati nell'addendum 2002 per 53 milioni di euro. Ad oggi mancano ancora 12 milioni e mezzo di euro a carico del CIPE, 2 milioni e mezzo a carico del Ministero dell'ambiente e un milione e 200.000 euro a carico di Tav spa per arrivare ad onorare gli impegni presi dalle parti nell'Addendum del 2002.

«Non dobbiamo dimenticare - prosegue Bramerini - che dal 2002 ad oggi la situazione è cambiata, i danni ambientali sono diventati più consistenti ed a quanto calcolato in precedenza si sono sommate le spese di manutenzione. I soldi previsti dall'addendum oggi non basterebbero più e la cifra necessaria a mitigare gli impatti della tratta alta velocità Firenze-Bologna è ora salita, passando dai 53 milioni previsti dall'Addendum 2002 ai 100 milioni calcolati nel master plan che la Regione ha adottato nel 2007 e che lo Stato non ha ancora approvato. In pratica in questi sette anni abbiamo avuto appena un terzo di quanto occorrerebbe per realizzare gli interventi necessari. E dal 2006, nonostante ripetute sollecitazioni, non è mai neppure stato rinnovato l'Osservatorio ambientale sulla Tav, l'ente che proprio il Governo aveva posto a controllo del rispetto delle prescrizioni contenute negli accordi».

«Le indagini della Corte dei Conti - conclude Bramerini - non mutano la nostra linea di azione. Gli interventi di mitigazione previsti dall'Addendum, molti dei quali sottoposti a Via, (cisterne, invasi, impermeabilizzazioni, restituzione nei fiumi dell'acqua drenata, ecc.) sono stati in parte realizzati e in parte attendono proprio la completa copertura finanziaria per essere approvati e cantierati.
L'opera è nazionale e lo Stato, oltre che TAV SpA, deve mantenere gli impegni assunti nel 2002 per ridurre i danni causati dai lavori».

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22.11.09

Infanzia e alfabetizzazione: è l'iniziativa Opam per il Natale

E' tempo di “letterine” a Babbo Natale: impresa ardua per molti bambini del Nord del Mondo che hanno difficoltà a scriverle perché, ricchi di tante cose, sono diventati poveri di sogni e desideri.

Radio Vaticana - Ancora più difficile per oltre 100 mila bambini del Sud del Mondo che di desideri ne avrebbero molti ma non possono scriverle, perché non sono mai andati a scuola. E’ quanto sottolinea l’Opam, Opera di Promozione dell'Alfabetizzazione nel Mondo in occasione del 20.mo anniversario dell’adozione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Tuttavia, evidenzia l’associazione presieduta da mons. Aldo Martini, dall'incontro e dalla condivisione fra queste povertà e queste ricchezze si può far sì che sia un Buon Natale per tutti. Per questo motivo, l'Opam ha lanciato per questo Natale un'iniziativa rivolta in particolare a genitori, nonni, insegnanti ed educatori. “Si tratta – riferisce la vicepresidente dell’Opam, Anna Maria Errera - di un filmato della durata di due minuti, che presenta la lettera a Babbo Natale di Marco, un bambino che si è reso conto che per questo Natale rinunciare ad un dono a favore di un coetaneo del Sud del Mondo” significa dare “la possibilità a tanti bambini di andare a scuola e sperare in un futuro migliore”. Della “letterina” esiste una versione cartacea e, come il filmato, si può prenderne visione sul sito dell'Opam (www.opam.it) ed eventualmente richiedere gratuitamente alcune copie da diffondere. “La lettera – conclude Anna Maria Errera – è rivolta innanzitutto a noi adulti perché prendiamo coscienza di quale futuro stiamo preparando per i nostri figli”. In 37 anni dalla sua fondazione, l’Opam ha realizzato oltre 3500 progetti in Africa, Asia e America Latina. Grazie ai suoi progetti e alle adozioni scolastiche a distanza, l'Opam ha contribuito all'istruzione e alla formazione professionale di milioni di bambini, giovani, uomini e donne che oggi possono vivere liberi dalla schiavitù dell'ignoranza ed essere promotori di sviluppo.

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22.11.09

Giornata Infanzia: Save the Children, istruzione, protezione, salute, cibo. Milioni i bambini che ne sono esclusi

Sono 75 milioni nel mondo i bambini che non hanno la possibilità di andare a scuola, 40 milioni vivono in paesi colpiti o reduci da guerre.

Save the Children - Altrettanti, cioè circa 40 milioni sono i minori vittime di abusi e negligenze.
275 milioni quelli costretti ogni anno ad assistere a episodi di violenza e maltrattamenti all’interno delle mura di casa - in Italia la cifra raggiungerebbe 1 milione.
126 milioni bambini nel mondo sono coinvolti in attività lavorative rischiose e nocive. 250.000 arruolati come bambini e bambine-soldato. 22 milioni profughi e sfollati a seguito di guerre.
175 milioni si stima saranno i minori vittime dell’aumento dei disastri naturali nel corso del prossimo decennio. Quasi 9 milioni sotto i 5 anni continuano a morire ogni anno, la gran parte per malattie curabili e prevenibili come complicazioni neonatali, polmonite, diarrea, malaria, morbillo. 200 milioni si prevede che non raggiungeranno il loro potenziale cognitivo entro il quinto anno d’età, a causa della povertà, scarsa alimentazione, precarie condizioni di salute e cure inadeguate: il risultato è che molti di questi bambini o non si iscriveranno a scuola o saranno destinati a una carriera scolastica fallimentare.

“Istruzione, protezione, salute, cibo non sono ancora un diritto per tutti i bambini, anzi a goderne pienamente è la minoranza dei bambini non certo la maggioranza”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Infanzia (domani, 20 novembre). “La sfida oggi è ridurre le enormi distanze fra bambini molto tutelati e bambini che hanno zero diritti - a partire da quello di vivere e sopravvivere - affrontando al contempo nuove sfide, come quella dei cambiamenti climatici, che rischiano di amplificare la forbice tra bambini di serie A e bambini di serie B”.

“90 anni fa Eglantyne Jebb, una inglese coraggiosa e anticonformista fondava Save the Children con l’idea che ogni bambino fosse portatore di diritti”, prosegue Valerio Neri. “Un principio innovativo che Eglantyne avrebbe messo per iscritto nel 1923 con la prima Carta dei Diritti del Bambino, anticipazione della futura Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia. A distanza di 90 anni e a pochi giorni dall’anniversario della firma della Convenzione Onu sui Diritti del Fanciullo, Save the Children ancora esiste ed è impegnata più che mai, perché c’è ancora molto da fare. Da una recente ricerca effettuata da Save the Children sull’impatto della Convenzione(nota1) emerge chiaramente che la mancanza di leggi o l’inapplicazione di quelle inesistenti, unita a una scarsità di finanziamenti soprattutto nel settore salute e istruzione, sono i principali ostacoli alla tutela universale dei diritti dei bambini”.

Diritto a istruzione e scuola, contro emarginazione ed esclusione sociale
Sono 75 milioni(nota2) nel mondo i bambini che non hanno la possibilità di andare a scuola: un numero superiore a quello dell’intera popolazione della Gran Bretagna. Di essi, il 53% – pari a 40 milioni – vive nei 28 paesi cosiddetti cafs, cioè afflitti o reduci da guerre: più dell’intera popolazione del Canada. Nelle nazioni cafs 1 bambino su 3 non va a scuola contro 1 su 33 nei paesi a medio reddito. 6 su 10 nazioni con la percentuale più elevate di minori fuori dalla scuola sono afflitte o appena uscite da guerre: si tratta di Haiti, Eritrea, Repubblica Centro-africana, Liberia, Chad e Somalia con percentuali che vanno dal 50% di Haiti al 78% della Somalia (gli altri 4 paesi con i tassi più elevati di esclusione scolastica sono Gibuti, Niger, Burkina Faso e Guinea Bissau). Anche tra le nazioni con il numero in assoluto più alto di bambini esclusi dall’istruzione, 7 su 10 hanno conosciuto conflitti: si tratta di Somalia, Afghanistan, Sudan, Ethiopia, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e Nigeria. In tali paesi si va da 1.3 milioni di bambini che non vanno a scuola in Etiopia, agli 8 milioni in Nigeria (le altre nazioni nella classifica sono India, Kenya e Bangladesh).

“Come Save the Children accogliamo con favore, attribuendoci anche un po’ del merito, il significativo cambiamento di rotta da parte della comunità internazionale che ha fatto dell’educazione, e in particolare dell’educazione in paesi in conflitto una priorità crescente”, commenta il Direttore Generale di Save the Children Italia. “tuttavia è necessario andare avanti su questa strada con un cospicuo aumento da parte dei governi dei finanziamenti in istruzione di base, in linea con le promesse assunte con gli Obiettivi del Millennio, per arrivare a destinare la metà degli aiuti in istruzione, cioè 5,4 miliardi di dollari annui, ai paesi afflitti o reduci da guerre”. Per quanto riguarda l’Italia “chiediamo al governo italiano di aumentare sensibilmente gli aiuti all’educazione primaria nelle nazioni in via di sviluppo, destinandone almeno la metà ai paesi Cafs. Attualmente l’Italia è agli ultimi posti nella lista dei grandi donatori in aiuti all’istruzione di base(nota3)”.

Diritto alla protezione, contro ogni forma di violenza
Abusi sessuali, lavoro coatto, sfruttamento sessuale, pratiche tradizionali pregiudizievoli della salute -per esempio le mutilazioni sessuali-, matrimoni precoci, punizioni fisiche e corporali. Sono molte e terribili le forme che può assumere la violenza contro i bambini. La famiglia, il posto di lavoro, la comunità di appartenenza sono i luoghi in cui solitamente avviene, ad opera soprattutto di persone che fanno parte della vita dei bambini: genitori, compagni di scuola, insegnanti, datori di lavoro, fidanzati e fidanzate.
Si stima che circa 40 milioni di bambini nel mondo siano vittime di abusi e negligenze tali da richiedere assistenza sociale o cure mediche. 275 milioni invece i minori costretti ogni anno ad assistere a episodi di violenza e maltrattamenti all’interno delle mura di casa: una violenza meno diretta ma non per questo meno devastante. In Italia raggiungerebbero la cifra di 1 milione i bambini che sperimentano questa forma di violenza “assistita”.
In alcuni paesi, soprattutto in via di sviluppo, bambini e bambine possono invece essere vittime, ad opera di familiari, di violenze legate a pratiche tradizionali dannose, come la mutilazione dei genitali per le bambine, le fasciature immobilizzanti, marchiature, riti di iniziazione violenti, costrizioni ad ingrassare, matrimoni precoci, violenze legate alla dote, esorcismi pericolosi e violenti: si calcolano tra 100 e 130 milioni a livello globale le bambine, le ragazze e le donne che convivono con qualche forma di escissione o mutilazione genitale.
A rischio di subire violenze “legalizzate”sono poi ben 1 miliardo 250 mila bambini circa che vivono in paesi dove le punizioni fisiche sono legali e ammesse all’interno delle scuole.
Poi ci sono le violenze nell’ambito del lavoro: su circa 218 milioni di bambini lavoratori, 126 milioni sono coinvolti in attività lavorative rischiose e nocive. In particolare 5,7 milioni di bambini vengono forzati al lavoro per estinguere un debito (bonded labour), 1,8 milioni sono coinvolti nel giro della prostituzione e della pornografia, circa 1,2 milioni vittime del traffico di minori(nota4). Anche in Italia vi sono bambini e adolescenti coinvolti in gravi forme di lavoro coatto, come la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, mendicità, lavoro, attività illegali. Fra il 2000 e il 2007, sono stati 938 gli under 18 assistiti e protetti ma le cifre sono notevolmente sottostimate perché relative solo a quei minori inseriti in Progetti di assistenza e integrazione sociale. Fra i minori più a rischio di coinvolgimento in fenomeni di sfruttamento e abuso, i minori stranieri non accompagnati, che giungono nel nostro paese soli, senza un adulto di riferimento: 7.797 quelli registrati dal Comitato Minori stranieri nel 2008 in Italia.
Le violenze sui minori spesso sono alimentate dalle guerre o da condizioni di grave bisogno e difficoltà: sono almeno 250.000 i minori – di cui il 40% bambine – impiegati in 17 conflitti armati come soldati, spie, facchini, cuochi, “mogli” dei combattenti (nel caso delle ragazze) e arruolati in eserciti non governativi in almeno 24 nazioni e territori. E 22 milioni i bambini profughi e sfollati a seguito di guerre. Poco documentati e sottostimati sono gli abusi e lo sfruttamento sessuale di minori, anche di sei anni, da parte della forze Onu di peacekeeping e operatori umanitari, in paesi in emergenza, come attestato dal Rapporto di Save the Children Nessuno a cui dirlo.

“Nonostante dati così allarmanti”, commenta ancora Valerio Neri, “moltissime violenze restano nel silenzio, perché sia chi le subisce che chi le commette ha paura del giudizio sociale. A ciò si aggiunga il fatto che molti Stati non vietano o addirittura ammettono certe misure lesive dell’integrità fisica e psichica dei bambini, come le punizioni corporali. Di fronte a questo scenario”, prosegue Valerio Neri, “come Save the Children auspichiamo alcuni provvedimenti essenziali da parte dei Governi come la messa al bando di tutte le forme di violenza ai danni di minori in qualsiasi nazione si verifichino. Per quanto riguarda invece il nostro paese, è essenziale procedere all’istituzione di un Garante Nazionale dell’infanzia e del piano nazionale infanzia all’interno del quale siano previste chiare misure per contrastare ed eliminare la violenza a danno dei minori”.

Diritto alla vita, salute e cibo, contro la minaccia dei cambiamenti climatici, la malnutrizione e la morte sotto i 5 anni
I cambiamenti climatici sono la più grave minaccia alla salute e sopravvivenza dei bambini nel 21esimo secolo e costituiscono una grave emergenza. 175 milioni di bambini all’anno saranno vittime dell’aumento dei disastri naturali nel corso del prossimo decennio. Alluvioni, cicloni, carestie colpiranno i bambini ancora più duramente e con più frequenza, quale effetto dei cambiamenti climatici, attentando alla loro salute e vita stessa. Si prevede infatti che i disastri naturali provocheranno un aumento della malnutrizione e di alcune malattie come malaria, polmonite, diarrea, già allo stato attuale i più pericolosi killer dei bambini: ogni tre secondi nel mondo un bambino con meno di 5 anni perde la vita, per un totale di oltre 24.000 bambini al giorno, quasi 9 milioni in un anno. In particolare quasi 4 milioni non superano il periodo neonatale (primi 28 giorni di vita), di cui 2 milioni muoiono entro 24 ore dalla nascita e un altro milione entro la prima settimana. La maggior parte di loro muore per cause facilmente prevenibili, quali complicazioni neonatali (37%), polmonite (19%), diarrea (17%), malaria (8%), morbillo (4%). A causa del surriscaldamento globale e del conseguente aumento di alluvioni, cicloni, carestie queste malattie aumenteranno: la diarrea, il killer di 1 milione di bambini ogni anno, si stima che crescerà del 10% entro il 2020. La malnutrizione, che attualmente affligge 178 milioni di bambini ed è causa di morte per 3.2 milioni di essi ogni anno, colpirà 25 milioni di bambini in più di qui al 2050. E la malaria, responsabile di 1 milione di minori vittime ogni anno, coinvolgerà oltre 320 milioni di persone entro il 2080.

“I minori che vivono nei paesi in via di sviluppo non sono responsabili dei cambiamenti climatici e però sono i più colpiti e quelli che ne pagano le più pesanti conseguenze”, spiega ancora il Direttore Generale di Save the Children Italia. “Tocca quindi alle nazioni ricche che per secoli hanno prodotto anidride carbonica aiutare i paesi più poveri ad fare fronte al mutamento del clima. Le misure e azioni principali”, entra nel merito Neri, “sono l’erogazione di finanziamenti in favore della nazioni e comunità colpite, fondi che debbono essere indirizzati a rafforzare salute, acqua e sistemi igienico-sanitari. La messa a punto da parte delle nazioni colpite di piani per l’adattamento ai cambiamenti climatici che includano un sistema di allerta precoce in grado di avvisare le popolazioni dell’arrivo di un disastro naturale. Infine è cruciale che la comunità internazionale firmi a Copengahen un accordo vincolante che comprenda anche stanziamenti per aiutare i paesi più poveri ad adattarsi ai cambiamenti climatici e che impegni i paesi sottoscrittori a ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2050”, conclude Valerio Neri.

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21.11.09

Schiavitù infantile

E' la condizione in cui si trovano migliaia di bambini ad Haiti. Amnesty chiede al governo di intervenire.

Amnesty International - Le autorità di Haiti devono introdurre una legislazione per proteggere i bambini e le bambine che lavorano come aiutanti domestici in condizioni che equivalgono alla schiavitù, ha affermato oggi (mercoledì 18 novembre 2009) Amnesty International, lanciando una campagna per chiedere al governo haitiano di agire per proteggere questi bambini e queste bambine da abusi, maltrattamenti e sfruttamento. Molte famiglie haitiane, a causa della povertà, sono obbligate a mandare i figli e le figlie a lavorare presso altre abitazioni, dove finiscono col pulire, cucinare, fare lunghi tragitti per andare a prendere l'acqua e badare agli altri bambini della famiglia. "In molti casi, si tratta di una condizione di effettiva schiavitù"- ha affermato Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International su Haiti. "I bambini e le bambine lavorano in condizioni disumane, subiscono violenze e abusi da chi li ospita, solo per un piatto di cibo".

La condizione delle bambine e delle ragazze impiegate come collaboratrici domestiche è drammatica: secondo l'Unicef, nel 2007 erano almeno 100.000. Intrappolate in una situazione di totale dipendenza, molte ragazze sono costrette a sopportare violenze e abusi sessuali. Alcune abbandonano il lavoro o la famiglia che le ospita e vanno a vivere in strada dove non hanno altra opzione, per sopravvivere, che vendere il proprio corpo.

Régina, una ragazza di 15 anni, ha raccontato ad Amnesty International che, all'età di 10 anni, è stata mandata a lavorare come domestica, ma è scappata via perché le bastonate erano diventate insopportabili. Ha passato i successivi quattro anni a Foyer Maurice Sixto, un rifugio per ex collaboratori domestici. In questo periodo ha potuto andare a scuola. All'età di 14 anni è tornata a casa, dove ha subito ulteriori abusi.


"Le ragazze di Haiti sono intrappolate in una spirale di povertà e violenza"- ha dichiarato Gerardo Ducos. "Sradicare questa moderna forma di schiavitù è il solo modo per proteggere i diritti di migliaia di bambini e bambine".

Le leggi haitiane non contemplano un quadro giuridico per la protezione dei bambini.

La Legge per la proibizione e l'eliminazione di ogni tipo di abuso, violenza e trattamento inumano dei bambini, entrata in vigore nel 2003, ha abrogato un capitolo del Codice del lavoro che regolava il lavoro dei bambini nei servizi domestici, senza mettere al bando la pratica.

Il Codice proibiva "l'impiego" di bambini al di sotto dei 12 anni di età come lavoratori domestici e garantiva che chi aveva più di 15 anni ricevesse un salario. Stabiliva inoltre che le famiglie di adozione che intendevano impiegare un bambino come lavoratore domestico avrebbero dovuto, tra gli altri adempimenti, chiedere l'autorizzazione all'Istituto per l'assistenza e la ricerca sociale.

"In vista della Giornata universale dell'infanzia, il governo di Haiti deve aumentare il suo impegno per proteggere le ragazze lavoratici domestiche e compiere dei passi concreti per migliorare la loro situazione" - ha concluso Gerardo Ducos.
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21.11.09

Il commento degli artisti all'incontro con il Papa

Sull’incontro con il Papa ascoltiamo alcuni rappresentanti del mondo dell’arte: la scrittrice Susanna Tamaro, il regista Pupi Avati e l’attrice Pamela Villoresi

Susanna Tamaro: "E’ stato un incontro molto bello e secondo me caratterizzato dalla semplicità e dalla profondità. Ci siamo detti poche cose ma fondamentali, e spero che per molti artisti siano punti dai quali cominciare una nuova ricerca".

D. – Il Papa vi ha invitato ad essere testimoni di speranza. Può la scrittura, un’arte che a volte affronta anche temi scomodi, drammatici, essere uno strumento di speranza?

Susanna Tamaro: "Sicuramente deve. Ma certo per chi non ha la fede è abbastanza difficile parlare di speranza in questi tempi".

Pupi Avati: "Mi sembra che questo incontro abbia dato un risultato assolutamente clamoroso. Lo dice uno che, come me, si aspettava di vedere una serie di colleghi riconducibili a vari ambiti dell’espressione artistica, ma insomma tutti più o meno legati ad una stessa idea, immagine confessionale, di pratica o meno religiosa. Al contrario – e questo è veramente miracoloso e bellissimo – abbiamo trovato colleghi provenienti proprio da ambiti i più distanti possibili. Quindi, hanno accolto questo invito, questo tipo di proposta o di provocazione, comunque di incoraggiamento, ad aprire una sorta, non voglio dire di collaborazione, perché è una parola eccessiva, ma di dialogo. Ci sembra che l’idea sia stata un’idea straordinaria e che ha ottenuto un consenso, ripeto, che va molto al di là delle mie previsioni".

Pamela Villoresi: "Trovo straordinario che questo Stato, che è più piccolo di un km quadrato, abbia il più grande patrimonio artistico del mondo. C’è sempre stato un connubio molto prolifico e positivo tra l’arte e la spiritualità. Che questo evento sia un passo per ricucire questo rapporto tra arte e la nostra Chiesa. Io credo che sia stato un momento importante, un momento storico. Io l’ho vissuto così e quindi con la felicità di esserci stata, di essere presente".

Ha partecipato all’incontro anche mons. Marco Frisina, Maestro direttore della Pontificia Cappella Musicale Lateranense. Ascoltiamo un suo commento al microfono di Fabio Colagrande:

R. – E’ stata una grande emozione sentire il Papa, anche vibrante, su quest’argomento della bellezza, della bellezza di cui il mondo ha bisogno, e in questo incarico che ha dato agli artisti di portare la bellezza e lo splendore della verità nella bellezza al mondo, per dare speranza agli uomini. Vedere tutti gli artisti insieme, di diverse discipline, sentire questo discorso tutti insieme, credo sia stata una cosa molto importante.

D. - Mons. Frisina, davvero l’arte - anche la musica leggera o il cinema - può portare messaggi di positività? Può riaccendere anche l’interesse per la cultura nelle giovani generazioni?

R. – Oggi ci sono forse più discipline artistiche di una volta, però tutte le arti hanno bisogno di Dio, perché quello che esprimono è sempre l’Assoluto, la grandezza dell’uomo: le cose grandi, mai le cose piccole. Quindi, anche la musica leggera, perché no, lo spettacolo e il cinema ecc. hanno il dovere di aumentare la loro qualità artistica, e credo, cogliendo anche l’invito del Santo Padre, di guardare alla profondità del proprio lavoro per riscoprire tutto il valore trascendente anche dell’artista. “L’artista è quasi un sacerdote” diceva il Papa ... ed è un’espressione molto forte, ma bellissima.
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21.11.09

Tragedia umanitaria in Congo

Una tragedia spaventosa si sta consumando nel Nord Ovest della Repubblica Democratica del Congo, stando ad una denuncia dell'Onu di cui riferisce la Bbc

RadioVaticana - Nelle ultime due settimane, a causa di scontri tra etnie rivali per il diritto alla pesca in alcune aree, ci sono stati almeno un centinaio di morti, mentre una massa disperata di profughi cerca di abbandonare le zone del conflitto. Finora, sono state contate oltre 50mila persone, molti bimbi senza più genitori, così come le donne incinte. E l'esodo continua senza sosta. L'Onu ha inviato sul posto un gruppo di caschi blu, ma si tratta di un numero esiguo, perché la stragrande maggioranza delle forze Onu in Congo è impegnata nel Nord Est, area ricchissima di materie prime, sconvolta da violenze etnico-politiche da molti anni. La situazione è degenerata quando le etnie Lobala e Boba, che popolano quella regione, hanno rotto un patto sulla suddivisione delle rispettive aree di pesca, che reggeva da decenni. Da allora, una deriva di violenze spietate che, stando agli osservatori, non accennano a diminuire. Sarebbero, peraltro, i Lobala ad avere la meglio: mentre i villaggi bruciano, la gente viene trucidata, e chi può fugge. Senza più nulla, senza sapere dove.
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21.11.09

Il vostro genio testimoni al mondo la speranza e un riflesso dell'Infinito

L'incontro di Benedetto XVI con gli artisti nella Cappella Sistina

Radiovaticana - “Siate anche voi, attraverso la vostra arte, annunciatori e testimoni di speranza per l’umanità”. Con queste parole - definite un “amichevole ed appassionato appello” - Benedetto XVI ha concluso questa mattina l’atteso incontro con il mondo dell’arte. Nella splendida cornice della Cappella Sistina, il Papa si è rivolto a oltre 250 personaggi di fama internazionale nell’ambito delle arti figurative, della musica, del cinema, del teatro e dell’architettura, che hanno risposto all’invito del Pontefice. Sullo sfondo dell’evento, una doppia commemorazione: i dieci anni della Lettera agli artisti di Giovanni Paolo II e i 45 anni dall’analogo incontro con gli artisti voluto da Paolo VI.

Arte che esprime la bellezza: una bellezza che scuote l’uomo dal suo torpore, lo induce a superare i limiti del mero estetismo, gli apre il cuore alla speranza, lo spinge verso un Oltre, verso una trascendente bellezza che tocca lo spirito fino a riflettere i contorni del volto di Dio. E’ questo, in sostanza, il percorso, alto e profondo, della via pulchritudinis che Benedetto XVI ha delineato “per riaffermare - ha detto - l’amicizia fra la Chiesa e le arti”. Come per Paolo VI nel 1964, è stato il “santuario di fede e creatività umana” della Cappella Sistina a ospitare la cerimonia, introdotta e conclusa dalle note di Giovanni Pierluigi da Palestrina.


(musica)


Il Papa è partito dagli affreschi di Michelangelo per avviare la sua articolata e densa riflessione sulla bellezza come punto di convergenza tra fede e arte:

“Questo affresco pone davanti ai nostri occhi anche il pericolo della caduta definitiva dell’uomo, minaccia che incombe sull’umanità quando si lascia sedurre dalle forze del male. L’affresco lancia perciò un forte grido profetico contro il male; contro ogni forma di ingiustizia. (…) La drammatica bellezza della pittura michelangiolesca, con i suoi colori e le sue forme, si fa dunque annuncio di speranza, invito potente ad elevare lo sguardo verso l’orizzonte ultimo”.


A più riprese le affermazioni di Benedetto XVI si sono riferite alle celebri parole di Paolo VI del 7 maggio di 45 anni fa, in particolare sulla maestria degli artisti nel saper rendere accessibile il mondo dello spirito, dell’invisibile, sottolineate anche dall’arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel suo indirizzo di saluto al Papa. Così come sono riecheggiate le considerazioni di Giovanni Paolo II agli artisti contenute nella Lettera del 1999, della quale l’attore italiano, Sergio Castellitto, ha letto alcuni brani:


“Nessuno meglio di voi, artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio all’alba della creazione guardò all’opera delle sue mani (...) Voi sapete, tuttavia, che la Chiesa ha continuato a nutrire un grande apprezzamento per il valore dell’arte come tale: questa, infatti, anche al di là delle sue espressioni più tipicamente religiose, quando è autentica ha un’intima affinità con il mondo della fede”.

Nel momento attuale “purtroppo segnato - ha riconosciuto Benedetto XVI - oltre che da fenomeni negativi a livello sociale ed economico”, da uno sfruttamento spesso non saggio delle risorse del pianeta, “che cosa - si è chiesto il Papa - può ridare entusiasmo e fiducia, che cosa può incoraggiare l’animo umano” a “sognare una vita degna della sua vocazione se non la bellezza?”:


“Una funzione essenziale della vera bellezza, infatti, già evidenziata da Platone, consiste nel comunicare all’uomo una salutare 'scossa', che lo fa uscire da se stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano, lo fa anche soffrire, come un dardo che lo ferisce, ma proprio in questo modo lo 'risveglia' aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l’alto”.

Tuttavia, ha chiarito il Pontefice, la ricerca della bellezza di cui parlo, evidentemente, non consiste in alcuna fuga nell’irrazionale o nel mero estetismo. Né è quel tipo di bellezza, ha osservato, “illusoria”, “superficiale e abbagliante fino allo stordimento”, che schiavizza l’animo anziché liberarlo:


“Si tratta di una seducente ma ipocrita bellezza, che ridesta la brama, la volontà di potere, di possesso, di sopraffazione sull’altro e che si trasforma, ben presto, nel suo contrario, assumendo i volti dell’oscenità, della trasgressione o della provocazione fine a se stessa. L’autentica bellezza, invece, schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’Altro, verso l’Oltre da sé”.

E qui, Benedetto XVI ha spinto in avanti il suo pensiero. “La bellezza - ha detto - da quella che si manifesta nel cosmo e nella natura a quella che si esprime attraverso le creazioni artistiche, proprio per la sua caratteristica di aprire e allargare gli orizzonti della coscienza umana, di rimandarla oltre se stessa, di affacciarla sull’abisso dell’Infinito può diventare una via verso il Trascendente, verso il Mistero ultimo, verso Dio”:


“L’arte, in tutte le sue espressioni, nel momento in cui si confronta con i grandi interrogativi dell’esistenza, con i temi fondamentali da cui deriva il senso del vivere, può assumere una valenza religiosa e trasformarsi in un percorso di profonda riflessione interiore e di spiritualità”.

Molte sono state le citazioni sulla bellezza di Santi come Agostino, o di grandi scrittori come Dostoevskij, che hanno costellato il discorso del Papa. In particolare, parlando della cosiddetta via pulchritudinis - ovvero di quella “via della bellezza che costituisce al tempo stesso un percorso artistico, estetico, e un itinerario di fede, di ricerca teologica” - Benedetto XVI ha ricordato una frase del teologo Hans Urs von Balthasar sul concetto di bellezza:


“Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che – segretamente o apertamente – non è più capace di pregare e, presto, nemmeno di amare”.


Ecco stabilita la connessione ultima tra l’arte e la sua capacità di proiettare l’uomo verso il mondo dello spirito, che rende i suoi interpreti, gli artisti, “custodi della bellezza del mondo”, secondo le parole di Paolo VI. Benedetto XVI ha suggellato questo rinnovato legame col mondo artistico con quello che ha definito “un cordiale, amichevole ed appassionato appello”:

“Siate anche voi, attraverso la vostra arte, annunciatori e testimoni di speranza per l’umanità! E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi, come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita! La fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre, li incoraggia a varcare la soglia e a contemplare con occhi affascinati e commossi la méta ultima e definitiva, il sole senza tramonto che illumina e fa bello il presente”. (applausi)


Sul lungo, insistito, applauso tributato alle sue parole, Benedetto XVI si è congedato dalla Sistina, mentre a suo nome è stato come previsto mons. Ravasi a consegnare agli artisti presenti una medaglia del Pontefice coniata per l’occasione.
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21.11.09

La solitudine dell'amministratore

Un tentativo di aggressione diviene il simbolo di un malessere più generale di un Mezzogiorno soffocato dall'abusivismo in cui è più facile invocare l'illegalità. Intervista al primo cittadino calabrese, Gianni Speranza.

LiberaInformazione - Nonostante ci sia di mezzo una minaccia all'interno del municipio, il fulcro della questione, la notizia, non deve rimanere questa. Ci tiene a sottolinearlo Gianni Speranza, sindaco di Lamezia Terme, oggetto nella giornata di ieri di un tentativo di aggressione. Il gesto è infatti sintomatico di una situazione molto pesante che il comune lametino sta vivendo in questi giorni. Sono infatti iniziati i lavori di demolizione di alcune abitazioni nel comune calabrese, dopo che alcune sentenze, passate in giudicato, ne hanno decretato lo smantellamento. Così tra genio militare e ordinanza giuridica un solido patto d'acciaio che ha incontrato, in città, molte obiezioni. Con un'unica valvola di sfogo: il sindaco Speranza, bersagliato come capro espiatorio contro l'applicazione della legge dello Stato. Fino alle minacce di ieri che hanno rivelato ancora una volta la “solitudine dell'amministratore” che non ha esitato a schierarsi da parte della legalità, dello Stato, della Giustizia, lui, divenuto sindaco dopo che il comune calabrese aveva vissuto due scioglimenti per infiltrazioni mafiose. Proseguirà quindi l'opera di bonifica del territorio di Lamezia Terme dall’abusivismo edilizio e nonostante la solidarietà ricevuta, di cui Speranza ringrazia, dal colloquio avuto con Libera Informazione emerge innanzitutto la volontà di non essere lasciato solo, soprattutto per dare credito a quel percorso di legalità e trasparenza di cui tutto il Mezzogiorno necessita e che viene spesso incrinato da chi, a gran voce, addirittura afferma di preferire “l'illegalità”, anche nello stesso consiglio comunale lametino, soffocando sul nascere ogni forma di cambiamento.


Buonasera sindaco, cerchiamo di spiegare quanto è accaduto ieri, con un piccolo passo indietro...

Nelle città del Mezzogiorno purtroppo si costruisce abusivamente, non lo fa solo la mafia. Intendiamoci, la mafia controlla questo e anche altri mercati, ma ci sono anche, purtroppo delle persone “normali” che fanno abusivismo. Tutte queste persone hanno sempre pensato che con i condoni si regolasse e mettesse a posto ogni cosa e i vari condoni che si sono susseguiti hanno convinto, sempre più, che questa fosse la strada. Così si risparmiava, si velocizzava tutto, e si poteva raggiungere un equilibrio, in seguito a certe disposizioni.

E cosa è cambiato per arrivare alla situazione odierna?

Sono cambiate alcune cose. Innanzitutto il condono dopo il 2004 non c'è stato più, quindi siamo già a quasi sei anni senza condoni in un posto che prima ne vedeva uno ogni due o tre anni. In secondo luogo la gestione commissariale del comune (sciolto per mafia ndr) aveva visto alcune famiglie non fare nemmeno la richiesta di condono. Allora dopo che i processi sugli abusi sono arrivati alla fine, con sentenza passata in giudicato. Ciò significa che oltre alla sentenza di condanna penale come accessorio c'è anche la demolizione delle costruzioni. Si pensava che nulla comunque sarebbe mai successo e su questa base si è andati avanti finché il vecchio procuratore ha ordinato la demolizione, prima di andare a Crotone, lasciando in dote al nuovo procuratore l'azione vera e propria che è poi iniziata.

Che reazioni ci sono state dopo il primo abbattimento?

Dopo la demolizione della prima casa, già è arrivata la fine del mondo. Tutto questo “sistema”, basato sull'abusivismo se l'è presa con me.

Lei esegue, o meglio, vede eseguite le disposizioni della sentenza...

Il Comune non esegue niente, è tutto fatto dall'Esercito e dalla Magistratura, potrebbero farla anche senza di me. Alcune persone pretenderebbero che io mi mettessi a capo di un gruppo che si mettesse davanti alle ruspe per impedire la demolizione delle case. E questo non lo posso fare. Fatto per una dovrei farlo per tutte. E questo, con sentenze del Tribunale passate in giudicato, sarebbe una cosa gravissima.

Ieri cosa è successo, nello specifico?

In una situazione in cui si fomenta l'odio nei mie confronti, si è arrivato al punto che una persona che ha tentato di afferrarmi durante una discussione con queste persone, dato che ogni giorno c'è gente che viene in Comune per discutere. Addirittura una macchina che gira e invita a venire in Comune da me...

Lei si è fatto un'idea su chi ci sia dietro? Chi è la persona che ha tentato l'aggressione?

Una persona che domani dovrebbe vedere la sua casa demolita, seconda l'ordinanza. E ha un nome un po' ingombrante. Il fratello era una persona legata a sodalizi mafiosi, lui non lo so, ma di sicuro il fratello, che è stato ucciso, lo era.

C'è qualche legame tra le proteste e la 'ndrangheta, o è qualcosa di svincolato da questi contesti?

Io sono qui nella sala comunale, e a pochi metri da me ci sono ancora persone. Prima erano cento, centocinquanta, e c'era di tutto. Persone che mai mi sarei aspettato fossero abusivi che magari si sono rivolti a persone che sono chiaramente “coinvolte”. In una città in cui comunque la grande maggioranza dei cittadini non è fautrice di abusivi edilizi.

Come delinea questa vicenda e la inquadra storicamente nella storia del Mezzogiorno?

Trovo terribile trovarsi in una città del Mezzogiorno, prendere in mano un comune e tentare di fare una buona amministrazione improntata alla legalità, trovandosi irrimediabilmente soli. Con tutta questo strato di gente che si è arricchito che ti fa diventare il capro espiatorio delle loro porcherie. Perché loro non hanno il coraggio di dire alla gente come stanno le cose. E mi si viene a dire «sindaco, perché non fate un bel condono?». Le sciocchezze più grosse mi hanno detto.

A chi vorrebbe rivolgere un appello?

A tutti. Anche ai media. Abbiamo qui una televisione ad esempio, City One, che istiga alla violenza, anziché mettere calma, che dice che il sindaco li abbandona e non fa qualcosa per loro, per la popolazione. Una situazione molto pesante.

E il consiglio comunale?

Il Consiglio comunale da una parte, dai consiglieri di destra, ha visto interventi terribili. In Consiglio un esponente ha detto, rivolto a me, «Se questa è la legalità, meglio l'illegalità».

Cosa risponde a questa frase?

Questo modo di fare e di pensare porta una città del Mezzogiorno alle peggiori “schifezze”.
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21.11.09

Influenza A: scuole chiuse in Sri Lanka, dubbi sul reale numero di morti in Cina

Zhong Nanshan, direttore del Guangzhou Institute of Respiratory Diseases, afferma che “i dati diffusi dal Ministero della salute cinese rappresentano solo una piccola parte del numero totale degli affetti dal virus”. Cresce il numero dei casi in India, Afghanistan e Nepal. Situazione stazionaria in Thailandia. In Asia i decessi registrati sono 1172.

Colombo (AsiaNews) - Tutte le scuole della Central province dello Sri Lanka saranno chiuse dal 23 novembre a causa della grande diffusione del virus A/H1N1. L'epidemia non si ferma in tutta l'Asia. Tikiri Kobbekaduwa, governatore della provincia, afferma che la “misura precauzionale” è dovuta alla morte di “dieci persone, inclusi bambini e donne in cinta, registrate di recente nella regione”. Il primo decesso nell’isola dovuto all'influenza suina è avvenuto l’8 novembre scorso nella regione di Kandy, una della principali città della Central province. Un 16 enne, affetto da problemi respiratori, è morto dopo quattro giorni di ricovero in ospedale.

Almeno 516mila ragazzi da lunedì resteranno a casa. Per la maggior parte dei genitori la scelta dell’amministrazione provinciale è opportuna, ma provvisoria e non risolutiva. Vincent Ranaweera, padre di tre bambini che frequentano diversi istituti di Kandy, crede che quella della provincia “sia una buona decisione, ma le autorità sanitarie e il Ministro della salute hanno una grande responsabilità nel prendere contromisure efficaci”. Per il signor Ranaweera la chiusura della scuole non risolve il problema. “Invece di spendere soldi per tante cose inutili - egli dice - il governo dovrebbe spendere soldi per importare vaccini e cure per salvare la popolazione”.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della salute (Oms) lo Sri Lanka è uno dei Paesi della regione dell’Asia del sud in cui si sta registrando un aumento della diffusione del virus. Stessa tendenza è rilevata in India (537 mori e oltre 16mila casi di infezione), Afghanistan (780 casi e 14 decessi) con le scuole chiuse per tre settimane a inizio novembre, e Nepal (47 contagi, ma nessun decesso). In Bangladesh, Myanmar e Maldive, dove il virus ha avuto fino ad ora un basso impatto, la diffusione dell’epidemia dà segni di regressione.

Situazione diversa in Thailandia, uno dei Paesi più colpiti dal virus. L’Oms afferma che, al 16 novembre, la situazione è stazionaria anche se i contagi sono quasi a quota 29mila e le morti 185, l’ultima delle quali registrata però due settimane fa.

I dati diffusi il 20 novembre dallo European Center for disease prevention and control (Ecdc) rilevano che nei Paesi dell’Asia i decessi registrati sino ad oggi sono 1172. Oltre a Thailandia e India, i Paesi più colpiti sono Corea del sud (82), Malaysia (77) e Filippine (44).

Un discorso a parte va fatto per la Cina dove l’Ecdc registra un totale di 96 casi: 40 ad Hong Kong, 2 a Macao ed i restanti 53 sul continente.

In una intervista apparsa oggi su The Southern Metropolis News, Zhong Nanshan, direttore del Guangzhou Institute of Respiratory Diseases (Gird), afferma che la cifra ufficiale dei morti per influenza A sul continente non è attendibile. Zhong, in prima linea nel 2003 contro l’epidemia di Sars, lamenta che “alcune regioni non hanno seguito i test adeguati su alcuni decessi per polmonite grave, trattandoli come casi ordinari”. Queste carenze ridurrebbero il numero dei morti causato dal virus A/H1N1. Per il direttore del Gird “i dati diffusi dal Ministero della salute rappresentano solo una piccola parte del numero totale degli affetti dal virus”.

Le dichiarazioni di Zhong hanno messo in allarme il governo di Pechino. Va detto che a inizio novembre il Ministero della salute ha introdotto un nuovo metodo di controllo e calcolo del numero di infezioni e morti da virus A/H1N1. Il protocollo precedente si basava su parametri antiquati che spesso registravano i decessi di influenza suina come polmoniti gravi o problemi respiratori acuti. Per rispondere alla denuncia fatta da Zhong, il Ministero prevede severe punizioni per chi non applica il nuovo sistema, necessario anche per definire la strategia di vaccinazione in atto. Entro la fine dell’anno dovrebbero essere vaccinate 80-90 milioni di persone, meno del 10% della popolazione.
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La campaigner di GreenPeace Chiara, un giornalista de "L'Espresso" e altri attivisti sono stati portati alla stazione di polizia per l'immigrazione di Pekanbaru per essere espulsi: si stavano recando al Campo di Resistenza per il Clima (leggi l'articolo).

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