| 20.8.09 |
Il desiderio di prendersi cura dei giovani italiani in mobilità sta incontrando un favore crescente all’interno delle nostre Missioni italiane e rappresenta certamente un seme di speranza per una chiesa che appare bloccata nella gestione liturgica e sacramentale. L’attenzione al mondo giovanile, sempre più estraneo all’ambiente ecclesiale e spesso perfino al senso religioso, rimane un dovere inalienabile nella missione della chiesa per la vita del mondo. Perciò anche nella riorganizzazione delle Missioni in atto nei vari Paesi è auspicabile che si tenga conto della presenza del fenomeno dei giovani in mobilità.
Le nostre Missioni sono state finora un punto di riferimento per gli emigrati italiani del dopo guerra e i loro figli. Ora anche le chiese locali ci chiedono un altro tipo di presenza. Tentare di offrire un riferimento alle migliaia di giovani che ogni anno lasciano l’Italia per un’esperienza temporanea in una delle grandi città europee in cui siamo presenti, potrebbe essere l’inizio di una nuova presenza e specificità delle nostre Missioni.
Vorremmo provare a creare una rete di persone tra gli operatori delle Missioni cattoliche italiane che si occupano dei giovani, per progettare e condividere un servizio di accoglienza che risponda ai bisogni primari dei giovani in mobilità (alloggio, relazioni, informazioni, lavoro…) e offra la possibilità di coltivare e vivere l’esperienza di fede e di chiesa che tanti di questi giovani hanno alle spalle al momento della partenza.
L’incontro di Londra rimane un primo passo di un cammino che dovrebbe coinvolgere gli altri operatori nelle Missioni delle grandi città d’Europa, la Pastorale giovanile e universitaria italiana, e i Movimenti ecclesiali particolarmente coinvolti con la realtà giovanile.





























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